In Biliardo alle nove e mezzo Heinrich Böll affronta in particolare due delle tematiche a lui più care: il confronto con il passato nazista e il rapporto tra le generazioni. L'approccio è quello caratteristico dell'autore: le modeste vicende dei singoli assurgono ad eloquenti metafore di più ampio respiro. In questo caso è la vicenda di una famiglia di Colonia dai primi del '900 ai prosperi anni Cinquanta a costituire la materia con la quale l'autore plasma il suo messaggio. Si manifesta così il rifiuto di stendere un velo d'oblio sul passato, di smettere di distinguere tra vittime e carnefici in nome della riconciliazione a tutti costi, un campanello d'allarme che Böll mai si stancherà di suonare. Più malinconica è invece la constatazione dell'incomunicabiità che esiste tra gli esseri umani. Pur essendo inferiore alle Opinioni, a Nemmeno una parola e a Casa senza padrone, Biliardo alle nove e mezzo conferma la straodinaria capacità di Böll di veicolare messaggi e trasmettere valori attraverso il racconto delle piccole cose della vita quotidiana, lasciando al tempo stesso al lettore lo spazio per trarre le proprie conclusioni.
Solo una cosa era vietata: voler vivere e giocare. Mi capisci, vecchio mio? Il gioco era un peccato mortale; non lo sport, quello l'avrebbero tollerato, mantiene vivi, rende atletici, belli, aumenta l'appetito dei lupi; la casa delle bambole: bene, stimola istinti casalinghi e materni; il ballo: bene, è parte del mercato; ma se ballavo per me sola, in camicia da notte su in camera mia: era peccato perché non era obbligo...
Correre a notte fonda sull'autostrada deserta, nel lettore il CD giusto e cantare a squarciagola. Alzare gli occhi da un gran libro e veder scorrere la campagna fuori dal finestrino del treno. Solcare il cielo e scoprire che aspetto hanno le nuvole dall'altro lato. Viaggiare è una droga. Più viaggio e più viaggerei. La sola traslazione del corpo già mi gratifica. Lasciarmi alle spalle la quotidianità mi riempie di energia. Attraversare luoghi sconosciuti e poi giungere a destinazione. Sfasciarmi le gambe macinando chilometri di selciato, nel tentativo di soddisfare la mia curiosità di scimmia. Confondermi nella massa sconosciuta, trovare il mio ritmo, fregarmene delle convenzioni, confrontarmi con realtà differenti, cercare di interpretarle. Immagini, suoni, colori, sapori. Cogliere un dettaglio, intercettare un sorriso, assorbire quello che mi circonda. Viaggiare mi carica. Non è necessario essere un personaggio di Keruac. Magari domani riparto.
Ascolto: The Strokes Room on fire E ci manca pochissimo che mi metta a ballare... sì, insomma, zompettare qui nel mio cubicolo d'alveare. Anzi, adesso, quasi quasi...
La musica, e in special modo la musica dal vivo, ha un potere enorme. Non importa che sia rock, pop, jazz o musica classica. Qualora riesca a penetrare in una piega del tuo animo, a farsi spazio e ad esplodervi essa è in grado di trasportarti in un'altra dimensione, cancellando i grigiori della quotidianità. Peccato non avere nessuno vicino per condividere questo slancio di positività.
Il mio cervello ha partorito queste stupidaggini stasera dopo l'ascolto di questo.
Non so chi sono. Non so dove vado. Ma so abbastanza bene da dove vengo. E so benissimo di non volerci tornare. Le visite a casa (dei miei) sono sempre uguali. Se durano più di 48 ore poi si trasformano in piccole agonie. Mi sento come avvolto da sabbie mobili. Cerco di oppormi, ma i miei movimenti sono lenti, inefficaci. Sono risucchiato e finisco col difendermi rinchiudendomi adolescenzialmente (ho coniato un nuovo avverbio?) in un mondo virtuale di letture e musica. Non ne sono certo felice. Il mio rapporto maldestro con la famiglia e il "passato" mi fa sentire immaturo, a metà del guado. Al ritorno a casa (mia) mi concedo in cambio qualche attimo di autostima, come questo, per essere riuscito a fuggire il tedio della grassa provincia. Certo c'è molto da migliorare, ma almeno il primo passo è stato fatto e non si torna indietro.
Impressioni dal Bel Paese: il TG2 è davvero qualcosa di indecente, un insulto all'intelligenza del genere umano.
Nelle orecchie: The Gathering Sleepy buildings, consiglio raccolto dal blog di Herr Totentanz.
Con una lettera l'amministrazione comunale di M. mi informa dell'alternativa offertami in occasione delle prossime elezioni europee di votare nella circoscrizione di residenza, assieme ai miei concittàdini tedeschi. Mi sono sorpreso, non credevo fosse possibile. Ed è veramente bello che lo sia. A questo punto una riflessione: le elezioni sono per il Parlamento Europeo, e quindi di fronte ad esse ogni cittadino europeo dovrebbe essere uguale, indipendentemente dalla sua residenza. Dal mio punto di vista di europeista convinto sarebbe giusto che io votassi qui a M. dove vivo da qualche anno ormai, per i candidati e le liste che qui si presentano. E sarebbe giusto che la campagna elettorale affrontasse i temi dell'Europa, un'Europa significativamnte più grande con l'ingresso dei dieci nuovi membri il 1° maggio, che gioca un ruolo sempre più importante nella vita dei suoi cittadini, anche se questi spesso non se ne accorgono. Purtroppo però le elezioni europee sono vissute ancora come un grande sondaggio sulla popolarità del governo, accade in Italia come in Germania, e allora dovrei scegliere tra un gesto di compassione nei confronti del bistrattatissimo Schröder e della politica del suo governo socialdemocratico priva di successi, o la consegna del mio voto alla coppia democristiana in tutto e per tutto Stoiber-Merkel (ipotesi imbarazzante per la verità), o magari puntare sui Verdi. D'altro canto l'opportunità di rifilare un secco schiaffo morale a quel cialtrone arrogante del presidente del consiglio è troppo ghiotta, e no, non me la sento di lasciarmela sfuggire... 13 giugno, arrivo (anche se per posta).